Spugne per esercizio terapeutico conoscitivo

Spugne per il recupero del Cammino e della Simmetria del tronco


Le spugne vengono utilizzate in riabilitazione neurocognitiva per numerosi esercizi.
Consistono in cuscinetti di diversa consistenza che il paziente emiplegico è chiamato a riconoscere ad occhi chiusi.


Tra gli esempi tipici di utilità delle spugne come sussidio terapeutico: 


- Recupero del cammino 


- Recupero della simmetria del tronco 


- Recupero del raggiungimento degli oggetti nella funzione di presa 


In questo articolo ti parlerò dell’utilizzo del spugne nella rieducazione del cammino del paziente emiplegico 


Recupero del cammino




Il cammino è una funzione complessa dell’uomo, che in seguito ad un ictus cerebrale può essere notevolmente compromessa. 
La natura di tale compromissione ha origine nelle difficoltà cognitive causate dalla lesione cerebrale che minano la capacità del paziente emiplegico di poter organizzare le informazioni del proprio corpo in modo corretto.


Infatti nonostante la deambulazione sia una attività altamente automatizzata, può essere espressa adeguatamente solo se l’organismo è in grado di processare le informazioni del proprio corpo e dell’ambiente circostante in modo rapido ed integrato

Prendiamo come esempio la fase di carico, ovvero quel momento in cui ci troviamo a gestire il peso del nostro corpo attraverso la base d’appoggio dei piedi. 


In questo momento la massa del corpo viene spostata sulla superficie dei piedi che è estremamente ridotta, pertanto dobbiamo essere in grado di percepire lo spostamento del peso del nostro corpo attraverso i piedi in modo davvero raffinato. 

Proviamo a pensare di non percepire queste informazioni di pressioni e di peso, ovviamente il trasferimento di carico dei piedi avverrà in modo del tutto approssimativo e non funzionale, con conseguente alterazione della meccanica del cammino e continue perdite di equilibrio

Ebbene in seguito ad un ictus cerebrale e conseguente emiplegia destra o sinistra, è molto probabile che questa capacità di percepire il suolo ed il nostro corpo, venga alterata. 



Per questo si rende necessario reinsegnare al paziente il modo di percepire di nuovo queste informazioni e il miglior modo per insegnare al paziente queste abilità è attraverso al proposta di un problema di tipo conoscitivo: in questo caso il riconoscimento di spugne sotto la pianta del piede.

Attraverso questo esercizio, si ha possibilità di attivare in concerto i processi cognitivi relativi alla funzione di carico in modo graduale e coerente con le difficoltà riscontrate nel paziente. 

A pensarci bene questo processo di apprendimento avviene in tutti campi conosciuti, infatti se vogliamo insegnare a suonare la chitarra ad un allievo, non gli mettiamo la chitarra in mano e gli chiediamo di suonare, se vogliamo insegnare a nostro figlio a nuotare, non lo buttiamo in piscina sperando che nuoti, ma in entrambi i casi gli proponiamo esercizi graduali e specifici per poi via via allineare le esperienze alla realtà della performance su cui stiamo lavorando


Stessa cosa dovrebbe accadere con il paziente emiplegico, se gli vogliamo insegnare a camminare di nuovo non dobbiamo dargli un bastone, un tutore per la gamba ed un corridoio su cui camminare, dobbiamo individuare le sue reali problematiche e lavorare con esercizi specifici e graduali

Purtroppo per il recupero del cammino è prassi condivisa fare come ho descritto prima (mettersi in piedi il prima possibile e camminare con la speranza che la qualità del cammino migliori con la pratica), in realtà come siamo abituati a vedere, questo modo di affrontare il problema oltre a non raggiungere l’obiettivo sperato, limita le possibilità di ottenere un recupero di qualità, creando spesso spasticità e quella che viene definita andatura falciante.


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