Stimolazione Magnetica Transcranica TMS: Fuochino...

Il panorama riabilitativo che un paziente emiplegico e la sua famiglia si trova di fronte in seguito all'ictus, lo abbiamo detto più volte, è davvero complicato e contraddittorio. 
La ragionevolezza ed il buon senso porterebbero ad orientare verso il cervello e le sue funzioni le attenzioni della riabilitazione, visto che l'emiparesi e tutto quello che ne consegue sono il risultato di un danno cerebrale. La realtà invece sembra non seguire le regole della ragionevolezza e siamo ormai abituati a vedere una riabilitazione post-ictus fatta di mobilizzazioni attive e passive, di rinforzo al cammino, di stretching, di stimolazioni riflesse (Bobath, Kabat), di standing e di botulino. Tutte attività, quelle appena elencate, che sembrano non considerare tutto quello che c'è al di sopra delle articolazioni, dei muscoli e dei riflessi cioè le aree cerebrali danneggiate dalla lesione e con esse i processi cognitivi che permettono il movimento: Acqua! È come quando da bambini si nascondeva qualcosa nella stanza e si chiedeva ad un amico di trovarla; man mano che si allontanava dall'oggetto lo guidavamo dicendo : "acqua... acqua..." mentre "fuochino" e "fuoco" gli indicavano se stesse percorrendo la giusta direzione. 
Chiaramente ogni attività rivolta ai muscoli, che sono solo l'aspetto visibile del movimento, risulta fallimentare perché si allontana dal reale problema degli esiti da ictus e possiamo guidare chi li propone con il nostro: "acqua, acqua...

Ma per la Stimolazione Magnetica Transcraniale le cose stanno diversamente e possiamo finalmente dire "fuochino": infatti, nonostante siamo ancora molto lontani dall'aver centrato il problema in pieno, perlomeno questo trattamento racchiude in se alcuni presupposti che ci fanno pensare che, oltre a chi si occupa di Riabilitazione Neurocognitiva, anche qualcun'altro si sta avvicinando alla strada corretta. Fuochino! Vediamo quali sono i presupposti della Stimolazione Magnetica Transcraniale che la distinguono rispetto alle proposte tradizionali di riabilitazione del dopo ictus. 

È rivolta al cervello 

Questo è il primo aspetto che fa della Stimolazione Transcranica Magnetica (TMS) una proposta che si distingue dal panorama tradizionale della cura degli esiti da ictus, è infatti una conquista importante quella di indirizzare al cervello le cure e le attenzioni dei terapeuti
Abbiamo appena detto infatti che generalmente il cervello non viene considerato nella riabilitazione dell'ictus e per questo l'ingresso di questa proposta nel panorama riabilitativo non può che farmi piacere. 

Attivazione cellulare

In termini molto generici la Stimolazione Magnetica Transcranica consiste nella stimolazione delle cellule cerebrali attraverso il passaggio di energia elettrica generata da un campo magnetico. Non solo la Stimolazione Transcraniale Magnetica (TMS) è rivolta al cervello, ma la sua ambizione è quella di riattivare le cellule celebrali. Anche questo rappresenta comunque un passaggio in avanti rispetto a tutte le proposte che in questi anni siamo stati abituati a sentire, proposte di tipo meccanico che non coinvolgevano minimamente le funzioni cerebrali. 

Cosa manca ancora per "mettere a fuoco" il problema? 

Il recupero in seguito ad un ictus passa attraverso la riattivazione dei processi cognitivi alterati dalla lesione, che si può ottenere offrendo al paziente esperienze riabilitative che stimolino l'apprendimento di nuove capacità motorie. Questo processo di apprendimento ha degli effetti sulla biologia del cervello, in termini di attivazione cellulare e di nuove sinapsi. Anche se la Stimolazione Magnetica Transcranica (TMS) mira allo stesso esito della Riabilitazione Neurocognitiva, cioè incidere sulla biologia del cervello, lo fa attraverso un procedimento fisico, senza il coinvolgimento cosciente del paziente e senza sfruttare le sue abilità di apprendimento. 

"Puntare al recupero del cammino e della funzione di presa e manipolazione attraverso al TMS equivale a puntare ad insegnare ad un soggetto sano a suonare il pianoforte stimolandogli semplicemente il cervello o le aree cerebrali che si presuma permettano all'uomo tale abilità." 

Conclusioni

Questa breve e generica analisi personale sulla Stimolazione Magnetica Transcranica ha lo scopo di analizzare la possibile evoluzione nel campo della riabilitazione post ictus. 
Da una parte con estremo piacere noto un certo salto in avanti se consideriamo quelle che sono le proposte riabilitative che in genere si susseguono attorno al problema dell'ictus: botulino, ortesi, stretching, riabilitazione robotica e altro. Purtroppo però alla fine anche la TMS si è trasformata nell'ennesima proposta aggiuntiva che viene applicata in associazione alle altre già menzionate, rendendo il panorama della riabilitazione post ictus ancora più confuso e con esso tutti i pazienti e familiari che si trovano di fronte all'ennesima proposta carica di innovazione tecnologica che suscita una nuova speranza. 
Purtroppo ancora una volta proviamo a sorvolare il problema, a scavalcarlo e a trovare scorciatoie per il recupero post ictus, ma la realtà del recupero è fatta di un lavoro impegnativo di Riabilitazione Neurocognitiva che contempla il reale problema dell'ictus ovvero l'alterazione delle funzioni cerebrali che permettono il movimento.



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2 commenti:

buon giorno ,mi chiamo Corrado e ho 64 anniuna decina di giorni fa sono stato colpito da uns ischemia transitoria (cosi dettomi in osp.) Tuttora riesco a camminare anche se con qualche difficolta'e il braccio sin anche se lo sento debole reagisce abb bene.Ho chiesto al momento delle dimissioni se era il caso di fare della fisio ter.mi ,mi hanno detto che camminando con le dovute cautele dovrei riacquistare la mobilita',lei cosa ne pensa? Grazie

Caro Corrado, le ischemie transitorie si chiamano in questo modo perchè si dice che i sintomi scompaiono entro 24 ore / 48 ore, ma spesso rimangono per settimane ed a volte per pochi mesi dei piccoli strascichi. Per come la vedo io, si molto probabilmente tornerà tutto a posto spontaneamente, ma fare un periodo di fisioterapia anche breve potrebbe rendere il recupero più rapido

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