CELLULE STAMINALI DOPO ICTUS: le possiede già il cervello grazie alla neurogenesi

Negli ultimi anni c'è stato un gran fermento intorno al tema delle cellule staminali per il recupero post ictus, per questo dobbiamo chiarire alcuni importanti aspetti.
La disabilità causata da una ischemia o emorragia cerebrale è nella maggior parte dei casi molto grave, determinando paralisi muscolari ed afasie, per questo capisco esattamente chi è alla ricerca di scorciatoie o strade rapide per ottenere il miglior recupero. Questo ha portato anche alla proliferazione di una miriade di proposte terapeutiche spesso ritenute efficaci solo per il semplice fatto di essere tecnologiche come : guanti robotoci, braccia meccaniche, realtà virtuali, stimolazioni elettriche e magnetiche e farmaci per la spasticità, ma il miraggio più affascinante è dato dalle ricerche sulle cellule staminali. 
Osservo da anni con molta attenzione gli studi e le ricerche sulle staminali e continuo a ritenere che apriranno molte porte per chi si trova a dover recuperare dopo un ictus, non tanto sulla possibilità di impianto, ma sulle ricerche che saranno rivolte su come farle attecchire, migrare ed integrare nelle reti nervose per il recupero delle funzioni perse, perchè il nodo è proprio questo: l'attecchimento e l'integrazione. 

I neuroni rinascono? si o no?
Per lungo tempo in ambito scientifico vigeva il dogma: " i neuroni non rinascono", lo avremo sentito centinaia di volte nel corso della nostra vita, ma fortunatamente recenti ricerche hanno smantellato questa credenza dimostrando che anche il nostro sistema nervoso centrale è dotato di plasticità e di quella proprietà definita selfrenewing (autorinnovamento), in effetti sembrava strano che la natura avesse escluso dalla possibilità di autorinnovarsi come la pelle, la cartilagine ed il tessuto osseo, proprio il cervello ovvero l'organo che nel corso dell'evoluzione determina il nostro vantaggio sulla sopravvivenza, come se per caso se ne fosse distrattamente dimenticata.
Quindi il cervello una volta per tutte è in grado di generare nuovi neuroni, tuttavia questa informazione da sola non è sufficiente per avere le corrette indicazioni terapeutiche, dobbiamo capire come avviene questo processo che prende il nome di: Neurogenesi.

Cos'è la neurogenesi?
La neurogenesi è conosciuta come la capacità delle cellule nervose di duplicarsi ed il fenomeno è ovvio nel corso dello sviluppo del feto, ma solo negli ultimi 20 anni è stata fatta luce sul processo di neurogenesi nell'adulto. 
Tutto ha inizio con le cellule staminali che hanno la proprietà di duplicarsi in altre cellule staminali con la stesse caratteristiche riproduttive ed in cellule progenitrici o precursori che possono differenziarsi ed assumere la forma delle cellule nervose necessarie in una determinata situazione, possono cioè diventare neuroni o cellule che sostengono l'impalcatura neurale.

È affascinante ripercorrere le tappe delle scoperte di questi ultimi 20 anni nei confronti delle cellule staminali del nostro cervello, infatti all'inizio è stata localizzata la presenza di cellule staminali solo in alcune zone circoscritte del cervello e già questa scoperta è stata di fondamentale importanza per smontare il dogma "i neuroni una volta morti non rinascono", ma nel corso degli anni e delle ricerche vengono alla luce sempre più regioni del cervello dove avviene neurogenesi e quindi proliferazione di nuovi neuroni.
Se vuoi approfondire il tema, in questa review scientifica di Macklis puoi trovare tutti gli studi di riferimento.
Nel frattempo, c'è stato lo sviluppo di numerose proposte terapeutiche fondate sulle staminali, molti pazienti si sono recati all'estero per farsi impiantare cellule staminali nelle aree del cervello colpite da ictus e recentemente in questi anni abbiamo seguito la vicenda "stamina", che ha avuto un controverso risalto mediatico non indifferente, dove le cellule non venivano impiantate nel tessuto cerebrale, bensì immesse nel flusso sanguigno, con tutti i limiti che conosciamo.

La sopravvivenza delle cellule staminali 
Queste tecniche, probabilmente ancora immature godranno certamente in futuro degli studi che parallelamente stanno facendo luce su come i nuovi neuroni possano sopravvivere ed integrasi funzionalmente con il tessuto cerebrale, infatti la sopravvivenza delle cellule staminali e delle cellule progenitrici è il nodo centrale del problema. 
Perchè le nuove cellule sia provenienti dal nostro stesso cervello sia impiantate dall'esterno, sono molto delicate e muoiono molto facilmente se non vengono garantite le condizioni ideali per la loro integrazione con gli altri neuroni della rete nervosa.
Gould nel 1999 con un importante studio scientifico pubblicato nel Journal of neuroscience, dimostrò che nell'ippocampo, una delle regioni del cervello dove era stata individuata la presenza di cellule staminali, la neurogenesi, quindi il processo proliferativo e la successiva sopravvivenza ed integrazione dei neuroni aumentava quando il soggetto veniva sottoposto ad un training associativo, ovvero un esercizio di memoria ed apprendimento. Sappiamo infatti che l'ippocampo gioca un ruolo chiave nella memoria e nell'apprendimento, quindi quel tipo di esercizi andava proprio a stimolare alcune delle sue competenze. Accade che i neuroni inseriti in un contesto eccitato all'utilizzo tramite esercizi specifici iniziano a scambiare segnali, impulsi e proteine con i neuroni della rete circostante determinandone la sua ufficiale integrazione nel contesto funzionale, proprio come un nuovo dipendente che viene assorbito in un reparto.
Questo se ci rifletti è uno studio più che importante perchè dimostra che oltre ad esistere già nel cervello, le cellule staminali, si fissano nel tessuto cerebrale e ne fanno parte integrante solo se l'area del cervello interessata viene opportunamente stimolata per svolgere la funzione per la quale è stata progettata

Infatti le cellule staminali hanno solo 2 alternative nella loro esistenza: sopravvivere ed integrarsi o sopperire e morire, sta a noi attraverso la riabilitazione rendere possibile la proliferazione ed attecchimento dei nuovi neuroni.

Nei centri esteri dove vengono condotti i trattamenti di innesti di cellule staminali nel cervello infatti è sempre previsto un programma riabilitativo dopo l'impianto, con la speranza che le cellule impiantate sopravvivano e questo lascia aperto il dibattito sul tipo di riabilitazione più efficace per l'integrazione delle neocellule.
Infatti, Staminali o non staminali rimane aperto il problema del tipo di riabilitazione da dover proporre per stimolare le diverse aree del cervello affinchè riattivino le loro funzioni in modo da poter creare il microambiente ottimale per l'attecchimento dei neuroni, perchè avere a disposizione una colonia di nuovi neuroni impiantati nella zona di lesione causata dall'ictus per poi non sapere come stimolare quella data area, vanifica tutti i nostri sforzi, spese e speranze.

Conclusione : ragionamento logico
Ora che abbiamo visto il panorama scientifico degli ultimi anni sul tema delle cellule staminali, abbiamo l'obbligo di fare un ragionamento logico insieme:

1) Abbiamo scoperto che anche il cervello è dotato di plasticità (neurogenesi) che permette la nascita di nuovi neuroni

2) Abbiamo scoperto, che sia le cellule staminali impiantate dall'esterno che quelle del nostro stesso cervello, per sopravvivere hanno bisogno che le aree in cui si trovano siano stimolate con esercizi specifici.

3) Sappiamo che gli esercizi specifici che possono stimolare le aree del cervello devono considerare le funzioni cerebrali ed i processi cognitivi e non solo i muscoli con semplici mobilizzazioni passive stretching o training al cammino.

4) Alla luce di tutto questo trovo fondamentale sfruttare l'occasione che ci da la natura di poter utilizzare le nostre cellule staminali per riparare i danni dall'ictus attraverso la riabilitazione neurocognitiva che ha il compito di costruire gli esercizi per il paziente emiplegico in modo da riattivare i processi cognitivi alterati dalla lesione e quindi di stimolare le aree del cervello che hanno subito la lesione. Poi se un giorno l'impianto di nuove cellule sarà un trattamento così comune da poter essere fatto anche nel nostro paese, in regime di convenzione e magari pure in day hospital, tanto meglio! Saremo preparati, ma in attesa di quel giorno possiamo iniziare ad utilizzare le nostre cellule staminali e riattivare il nostro cervello con esercizi specifici di riabilitazione neurocognitiva.

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5 commenti:

grazie per l'interessante aggiornamento sulle staminali,vorrei sapere in cosa differiscono le diverse terapie cognitive riabilitative per riattivare le nostre cellule staminali?
grazie ancora roberto

lei;dott.Sarmati è un notevole scienziato e professionista, visto il suo incredibile impegno per i suoi obiettivi di ricerca del benessere salutare del prossimo.Doveroso dirle ciò ,ora le chiedo quali terapie neurocognotive intraprendere per far risorgere la dove è possibile (ippocampo) nuovi neuroni.Presumo cercare di fare ,per esempio,con l'arto superiore tutte quelle azioni che prima dell'ischemia si attuavano in automatico. Grazie e ancora complimenti .Saluti Gianni.

Ciao Valerio,in riferimento a quanto detto da te sopra,con le conclusioni che trai con ragionamento logico,L’osteopatia biodinamica può servire hai riattivare i miei neuroni morti?.Un abbraccio e buon lavoro

mio padre, di anni 81, ha avuto un ictus a fine novembre 2016, colpito alla parte dx e la parola, ricoverato all'ospedale dove aveva già iniziato a fare fisioterapia (stava in piedi, alzava il braccio dx ) riuscivamo a comunicare, poi ha preso l'influenza febbre alta, forse altra Tia ( non evidenziata dalla tac) e festività natalizie...purtroppo solo dal 9 gennaio è stato trasferito in altro reparto per ricominciare la fisioterapia. Il problema principale che ora si pone è il suo comportamento di ostruzionismo con qualsiasi familiare, con i medici, per la fisioterapia, la logopedia,a volte anche per mangiare e conseguentemente l'assunzione della terapia necessaria. I medici hanno provato a concedere una dimissione di un giorno per tornare a casa, affinchè potesse essere utile al suo stato d'animo, ma quando ha capito la dimissione non sarebbe stata definitiva non ha voluto uscire. Da cosa dipende questo atteggiamento? Cosa si può fare? ringrazio per i suggerimenti e/o le esperienze che vorrete raccontare.

Per capire in cosa differiscono le diverse terapie cognitive riabilitative dovremmo sapere esattamente a quali ti riferisci, in ogni modo c'è una notevole distinzione tra le terapie cognitive usate in psicologia e nueopsicologia che agiscono solo sui processi mentali e la riabilitazione neurocognitiva secondo Perfetti che oltre ai processi cognitivi coinvolge anche il corpo

Grazie Gianni, mi fa piacere tu abbia apprezzato l'articolo, direi che la riabilitazione che personalmente ritengo più in grado di agire sulla neuroplasticità sia quella secondo Perfetti

Tommaso, non credo che l'osteopatia abbia come nucleo concettuale delle sue manovre la stimolazione della plasticità neuronale attraverso l'esperienza

Per il figlio del signore che apparentemente non è collaborante, in genere ritengo che la collaborazione del paziente sia direttamente proporzionale alla modalità ed al tipo delle proposte terapeutiche offerte

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