PLASTICITÀ DEL CERVELLO

La plasticità del cervello sfrutta la proprietà del nostro sistema nervoso centrale di potersi riorganizzare e modellarsi in base all'esperienza, e nel nostro caso, che trattiamo di recupero post ictus, l'esperienza è identificata nell'ESERCIZIO.

Ritengo di fondamentale importanza trattare il tema della plasticità, perché troppo spesso non viene considerata possibile. 
Siamo abituati a sentire frasi come : "Le cellule del cervello non rinascono", ma per fortuna questa affermazione è stata ribaltata dalle ricerche condotte negli ultimi anni nel campo della neurobiologia, trainate dall'affascinante filone di ricerca sulle cellule staminali
Pertanto quando familiari e pazienti mi riportano la frase dei loro specialisti che tuona più o meno in questo modo :"dopo 1 anno non recuperai più" oppure "questa è la situazione e così rimarrà", ritengo che sia l'equivalente di negare un principio cardine della biologia che il cervello sia plastico, e visto che la plasticità abbiamo detto viene determinata dagli esercizi, sarebbe più onesto dire :" potresti recuperare perché il tuo cervello, come quello di tutti gli esseri umani è plastico, ma IO non conosco le esperienze terapeutiche adatte per poter farti ottenere il recupero
Questo credo sia più corretto rispetto ad una sentenzia arbitraria e per giunta senza appello.

La Plasticità esiste
La plasticità è un principio che regola il rinnovarsi del nostro corpo ed è esteso a tutti i tessuti del nostro corpo la cartilagine, l'osso e la pelle, ad esempio ogni 3-4 settimane rinnoviamo la pelle del nostro corpo attraverso la sostituzione delle cellule morte con le nuove generate. 
Fino a qualche anno fa si pensava che questo processo plastico non avvenisse anche nel sistema nervoso centrale e forse da qui nascono le sentenze sull'impossibilità di recupero. 
Tuttavia le intuizioni sulla neuroplasticità risalgono già a quasi 3 secoli fa con Michele Vincenzo Malacarne, che per dimostrare la sua intuizione che l'esperienza avesse un effetto biologico sull'encefalo fece una serie di esperimenti alquanto semplici, ma assai lungimiranti per la sua epoca. 
Malacarne ha semplicemente selezionato 2 cani gemelli, 2 pappagalli, 2 cardellini e due merli della stessa covata, mettendo un soggetto per specie isolato con la sola possibilità di mangiare e il fratellino invece insieme ai genitori, quando i soggetti passarono sotto lo "scalpello anatomico", Malacarne con il suo cefalometro che misurava dimensione e peso dell’encefalo, verificava la sua intuizione che l’esperienza aveva un effetto sulla biologia del cervello dimostrando che l’encefalo dei soggetti che vivevano una esperienza ricca di stimoli ed apprendimenti, come quelli che hanno vissuto i loro primi mesi di vita con i genitori, era più sviluppato rispetto a quello dei fratellini sottoposti ad una esperienza povera di stimoli
Il peso al momento non ci da certezza di cosa sia avvenuto all'interno del cervello, ma ci da l'evidenza di un cambiamento della struttura.

Plasticità in seguito ad una lesione
Uno dei fenomeni della plasticità neuronale è conosciuto come sprouting, tradotto come gemmazione o germogliazione, ed il termine rende l'idea di quello che accade al neurone, infatti se interrotto in prossimità dei suoi collegamenti al muscolo è in grado di germogliare nuovi terminali su di esso o addirittura creare dei collaterali per collegarsi ai neuroni adiacenti che subiscono una degenerazione. 
Sembrerebbe che la perfezione del nostro organismo abbia definito che sia la stessa lesione o degenerazione a creare il micrombiente favorevole per stimolare lo sprouting, ed è lo stesso microambiente che in recenti studi sembra stimolare anche la Neurogenesi, ovvero la creazione di nuovi neuroni, ma di questo ne parliamo in un articolo apparte perchè tratta anche il tema delle cellule staminali.

Plasticità anche a distanza dalla lesione
Abbiamo visto che la plasticità neuronale avviene in prossimità della lesione, ma nel corso degli anni gli studi sulla plasticità sono stati molti ed hanno dimostrato che la plasticità avviene anche a distanza dalla lesione. 
Ad esempio come sai, il nostro corpo gode di un territorio di rappresentazione nel nostro cervello, proprio come le informazioni visive vengono elaborate nei lobi occipitali, le informazioni del corpo vengono processate nelle aree dei lobi parietali
Anche queste aree cerebrali sono plastiche e si modificano sulla base delle esperienze. Un esempio banale è quando perdiamo l'uso della vista, è risaputo che tutti gli altri sensi vengono amplificati, ma questo avviene su base biologica, ovvero la struttura del nostro cervello si riorganizza offrendo maggiore spazio e collegamenti alle abilità residue necessarie per la vita, e nel caso della cecità sono le informazioni del corpo (somestesiche) e quelle acustiche. 
Un famoso studio condotto da Merzenich e Kaas, ha dimostrato che una lesione di uno dei nervi periferici dell'arto superiore della scimmia, determinava una riorganizzazione delle aree del cervello deputate all'analisi delle informazioni relative alle zone del corpo innervate dal nervo, si accorsero infatti che mancando stimoli dalle aree rimaste prive del collegamento nervoso, queste rispondevano agli stimoli provenienti dal territorio innervato dai nervi adiacenti. Questo fenomeno neuroplastico è molto importante perchè ci fa comprendere, come il nostro organismo sia "attaccato alla vita" e difenda le nostre funzioni con la neuroplasticità, un'arma tra le più raffinate ed affascinanti. 
Più recentemente un eminente neurologo, Ramachandran, si rese conto che i pazienti amputati potevano percepire sensazioni di contatto sulla mano mancante se gli veniva toccato il viso, apparentemente sembra un fenomeno bizzarro, ma è spiegabile con la vicinanza di alcune aree del cervello che corrispondono ad alcune funzioni della mano con quelle che invece rispondono al volto che si allargano nei spazi circostanti resi"disponibili" dalla mancanza di informazioni provenienti dalla mano.

Plasticità in seguito all'esperienza
Uno dei studi a cui sono molto affezionato è quello condotto da Pascual-Leone et al., che in un certo senso rende ufficiali e quantificabili le intuizioni di Malacarne, infatti i ricercatori volevano studiare come si modificassero delle aree corticali del cervello in base all'esperienza e all'esercizio, e si resero conto che l'esecuzione di un semplice ritornello da eseguire al piano forte appena appreso da alcuni soggetti determinava l'allargamento del territorio dell'area cerebrale in cui sono rappresentate alcune azioni delle dita. 
Quindi è dimostrato che l'apprendimento modifica la biologia del cervello. Insisto molto su questo concetto che è uno dei principi cardine della teoria neurocognitiva del Prof. Perfetti che vede il recupero come un processo di apprendimento. 
Lo studio di Pascual-Leone a mio avviso è straordinario anche per i suoi sviluppi successivi, infatti si accorsero che le stesse aree delle dita subivano un'ampliamento della loro dimensione anche quando il movimento per eseguire il motivetto, non veniva eseguito fisicamente, ma solo immaginato e l'ampliamento era pari al 30% di quello ottenuto con l'esecuzione materiale. 
Lasciare fuori dalla riabilitazione uno strumento potente come l'immagine motoria significa escludere una buona fetta delle possibilità di recupero in seguito ad un ictus.

Come si riorganizza il cervello dopo un ictus?

Se non hai letto l'articolo sulla diaschisi ti suggerisco di farlo, perchè è molto importante per comprendere cosa accada nel nostro cervello dopo un ictus. 
Brevemente qui ti anticipo che in seguito ad un evento lesivo, il nostro organismo inibisce alcune strutture cerebrali anche senza che esse siano state coinvolte dalla lesione e che neanche si trovino in prossimità di essa, ma che sono funzionalmente coinvolte con la zona lesionale. 
Principalmente le strutture coinvolte sono il cervelletto ed il talamo e la scelta di tale inibizione la intuiamo conoscendo il ruolo che queste due strutture giocano nei confronti del comportamento, infatti il primo è come il "direttore d'orchestra" del movimento che organizza il modo in cui il corpo deve muoversi per ottenere determinate informazioni, mentre il secondo ha il compito di smistarle alle varie aree cerebrali che si occuperanno della loro elaborazione. 
Non è un caso che in seguito ad un ictus il nostro organismo voglia mettere a riposo le strutture cruciali per la elaborazione di informazioni che in un momento di convalescenza il nostro cervello non è in grado di gestire. 
Per questo motivo nelle fasi iniziali della lesione cerebrale gli effetti sul paziente appaiono devastanti, perchè oltre alle zone danneggiate direttamente ce sono molte altre inibite funzionalmente.
Nel corso delle settimane e dei mesi successivi il nostro organismo de-inibisce le strutture assopite, soprattutto se il paziente è sottoposto alle esperienze riabilitative più adatte cioè quelle che metteranno il paziente di poter rimettere in moto gradualmente il suo talento di elaboratore di informazioni; per questo sono molto indicati gli esercizi rivolti alla percezione.

CONCLUSIONI
I meccanismi attraverso i quali il nostro corpo ci mette a disposizione la possibilità di poter ottenere il miglior recupero in seguito ad un danno cerebrale sono molti.

Sinaptogenesi (creazione di nuove sinapsi)
Neurogenesi (creazione di nuovi neuroni)
Deinibizione sinaptica (superamento della diaschisi)

Mettere una data di scadenza al recupero di un paziente come si fa ad un prodotto alimentare, significa non considerare questi principi di neurobiologia e negare che il cervello sia plastico.
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8 commenti:

Articolo che da speranze ,grazie.

Buongiorno dott.Sarmanti ho di recente avuto un ictus in seguito a un basso dosaggio del comandin ,le conseguenze sono una riduzione del campo visivo a sn e momenti di difficoltà a concentrarmi in cui mi sembra di non ricordare più nulla. Esiste una ginnastica che mi possa aiutare sia con l'occhio che con la memoria? Grazie mille della sua attenzione

Cara Michela, il problema del campo visivo esula un po dalle mie competenze, in realtà sono in molti che mi chiedono informazioni su come procedere per il miglioramento. Sono al momento alla ricerca come te di contatti validi che si occupino di questo problema, personalmente ritengo che un team composto da neurologo oculista ed ortottista potrebbero rappresentare una equipe valida per il recupero del campo visivo. Spero di trovare al più presto chi è in grado di affrontare tale problema in modo completo e valido

Bellisismo atricolo molto utile per me mi serve proprio per la mia tesi vi ringrazio tantissimo! Avrei bisogno articoli scentifici sull movimento e musicoterapia dei pazienti ictati oppure con presenza adi afasia.Grazie senza fine per la risposta.

Grazie mille Valerio, da quando ho iniziato a seguirti scopro sempre cose più interessanti grazie a te. Peccato abitare ad Alessandria e quindi essere così lontano da Roma....

Salve dott.Sarmati, i suoi articoli mi danno molta speranza nel recupero di mio papà dopo un ischemia dovuta ad un post operatorio.
Vorrei poter leggere molto di più per poterlo aiutare visto che ha una "paresi" a sinistra del corpo anche se piano piano sta recuperando.
Attendo fiduciosa qualche suo consiglio.Grazie Rossella.

Ciao Rossella, mi dispiace per quello che è successo ma mi fa piacere sentire che piano piano sta recuperando, se vuoi partecipare al suo recuperoimparando dei semplici esercizi di riabilitazione neurocognitiva puoi vedere il nostro lavoro per i familiari: la video guida

Ma il principio della Neuroplasticità funziona anche quando si hanno lesioni al Nervo ottico a seguito di incidenti?? Io infatti ho avuto una lesione al nervo ottico e ho 6 decimi dall'occhio destro e 10 decimi dal sinistro.. mi hanno detto che delle cellule sono morte, ma potranno prendere il posto delle cellule nuove al posto di quelle morte?? Aspetto vostre risposte grazie..

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